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La Milano di Lia Rumma

Il mio legame con Milano è antichissimo: sono nata a Voghera...

La Milano di Lia Rumma

Quando e come è cominciato il tuo rapporto con Milano?
Il mio legame con Milano è antichissimo: sono nata a Voghera, e mio padre, di origine calabrese, cambiava spesso città per ragioni di lavoro; latinista e dantista era legato a una casa editrice milanese, la Vallardi.

Per quanto giovanissima, la memoria e il fascino della città sono rimasti in me sempre molto vivi. Un luogo in particolare è legato alla mia memoria: il bar Jamaica [La Città dei Monumenti]. Fulcro della vita culturale della città, io e mio marito cominciammo a frequentare il Jamaica negli anni Sessanta, assetati di nuove esperienze. L’arte era ciò che più ci interessava e il bar Jamaica era un ritrovo, se non un ‘covo’, d’incontri con intellettuali e artisti che regalavano al luogo un’atmosfera unica e vibrante.

Una o più architetture o monumenti del passato che ami?
Per me è impossibile non parlare di Santa Maria delle Grazie [La Città dei Monumenti], una delle più’ straordinarie realizzazioni del Rinascimento in cui confluisce il genio del Bramante, Solari, Leonardo e questo, per il volere di un principe illuminato consapevole del proprio ruolo e del buon funzionamento dello Stato, quale fu Ludovico il Moro.

Un’attività che spesso fai quando vieni a Milano?
Anch’io, per quanto non appaia dalla vita frenetica che conduco, ho le mie care abitudini.

Se mi affeziono a luoghi e persone non mi piace cambiare. Voglio sentirmi a casa e vivere ovunque un’atmosfera familiare. Quando entro nel negozio di Zegna di via Montenapoleone mi sento una regina – è firmato Zegna lo stupendo abito Fatto su misura per William Kentridge. E solo Franco Curletto, il più geniale hair stylist italiano, riesce a vincere le mie resistenze e a sottopormi a un taglio di capelli. Che simpatica Rossella di Jil Sander che spera sempre di trovare per me l’abito giusto e a cui prometto ogni volta la sospirata mozzarella di Napoli. Alla libreria Feltrinelli di via Pasubio faccio sempre un salto, alla ricerca di un’edizione speciale.

Un negozio dove acquisti oggetti che trovi solo a Milano?
Ho una grande passione anche per il design e in genere per tutte le cose belle. Compro un po’ ovunque ma mi piace moltissimo il negozio di modernariato di Raimondo. Tra via Varese e via Crispi, proprio vicino a casa mia. Improvvisamente piombo dentro e uso tutte le arti per ottenere un buon prezzo.

Un locale, un bar o un ristorante che apprezzi in città?
Non potrei fare a meno di Luca e della sua enoteca Cantine Isole dove il mio staff e io ci rifugiamo dopo giornate di lavoro che sono una guerra, per annegare in un buon bicchiere di vino rosso le tensioni quotidiane. E il ristorante La Nuova Arena in piazza Lega Lombarda è come se fosse la cucina di casa mia: ci vado quasi ogni giorno. Il fantastico oste Gianni ci accoglie con un sorriso e un bell’inchino. È meraviglioso questo luogo: un’atmosfera da osteria dove gli artisti con cui vado possono mangiare, bere, parlare fino a tarda notte e qualche volta anche fumare quando restiamo soli con Gianni! Reinhard Mucha, nei giorni dell’allestimento della sua personale nella mia galleria, non ha mai voluto cambiare ristorante.

Una o più tra le architetture recenti che hanno trasformato il volto della città?
La Fondazione Feltrinelli [La città che cresce] ha trasformato radicalmente l’area tra via Crispi, via Pasubio e Corso Como. Io abito nelle vicinanze e quando sono venuta a Milano, negli anni Novanta, quella zona era ancora considerata periferica a Brera. Preso il posto del malinconico Giardino Ingegnoli, l’edificio si erge in tutta la sua maestosa e solida architettura, monito dei miracoli che le giuste scelte culturali possono fare. E che dire dell’Hangar Bicocca [The Polycentric Centre] e della sua metamorfosi da capannone a museo? Un artista chiamato Anselm Kiefer ne ha segnato il destino lasciando in permanenza una delle sue opere più straordinarie, I Sette Palazzi Celesti.

Cosa manca oggi a Milano? Se potessi trasferire in città un elemento preso da un altro luogo, cosa sposteresti?
Vorrei che ci fossero luoghi istituzionali dedicati all’arte e alla cultura contemporanee. Vorrei che ci fosse una splendida Galleria Nazionale di Arte Contemporanea. Vorrei che le Istituzioni dessero più attenzione a quanto culturalmente accade in questa città e nei nostri giorni  senza mai dimenticare che il nostro presente non è più presente ma già storia. Se avessi il dono dell’ubiquità e la capacità di gestire il tempo, più che un luogo sposterei a Milano le persone e porterei un magnifico Lorenzo de’ Medici o lo stesso Ludovico il Moro, invitandolo a occuparsi del buon governo di questa città e delle arti.